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La Chiesetta di Piedigrotta

 


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A circa 1 Km. dal centro storico di Pizzo, a pochi metri dalla riva del mare, sorge la Chiesetta di Piedigrotta, massima espressione dell’arte popolare in  Calabria ed esempio del genio creativo degli artisti meridionali.

La Chiesetta, interamente scavata nel tufo e con una sorgente d’acqua purissima all’interno, oltre che un luogo di preghiera è un tesoro d’arte reso tale da due artisti locali, Angelo e Alfonso Barone, i quali, a colpi di piccone, hanno ampliato la grotta preesistente e altre ne hanno create ornandole poi di una miriade di statue rappresentanti varie fasi della vita di Gesù, della Madonna, dei Santi e dello scorrere del tempo.

Il tutto scolpito con una veridicità e una somiglianza eccezionali.

Le espressioni di felicità, di infelicità, di commozione, di esaltazione che sembrano emanare dagli sguardi di queste figure è cosa incredibile e meravigliosa, specie ove si pensi che la materia non è nobile marmo ma poverissimo tufo.

Questo splendido scenario, unico nel suo genere e dai colori ambientali mutevoli è molto bello osservando verso il tramonto quando il sole, penetrando dalle finestrelle e illuminando le statue, crea con il buio della grotta un contrasto di luce-ombra originando tutt’intorno un forte senso di drammatica suggestione.

L’ambiente della grotta è magico. Non rumori, non suoni: tutto è ovattato. Il silenzio di questo luogo è rotto solo dallo sciarbodìo del mare che sta a pochi metri.

Sulle origini di questa Chiesetta si racconta di una violenta tempesta di mare. Verso la fine del seicento, un veliero navigava nel Golfo di Sant’Eufemia. Improvvisamente il cielo si oscurò e il mare si fece burrascoso. I marinai, tutti di Torre del Greco, fecero voto a Maria SS. di Piedigrotta il cui quadro si trovava nella cabina del comandante, di erigere una cappella votiva nel punto ove avrebbero toccato terra in caso di salvezza. 
La nave, pur lottando tenacemente contro la furia dei marosi, venne scaraventata contro la roccia e andò in pezzi. Fra tutto quello sfasciume di legname, di vele e di cordame una sola cosa era andata ad appoggiarsi intatta sulla spiaggia: il quadro della Madonna. I marinai, tenendo fede alla promessa fatta scavarono nella roccia una buca e vi depositarono la sacra immagine ripromettendosi di ritornare ed erigere, come promesso, una cappella votiva. 
I pescatori locali, temendo che il posto fosse troppo esposto ai marosi, prelevarono il quadro e lo depositarono in una grotta poco distante, ma meno esposta alle intemperie, edificando anche un piccolo altare. 
Un mattino, però, dopo una violenta burrasca notturna, il quadro non venne ritrovato al suo posto: il mare aveva invaso la grotta e si era portato via l’immagine
sacra rinvenuta dopo pochi giorni nello stesso luogo ove fu trovata la prima volta. 
I pescatori decisero, pertanto, di scavare nella roccia, ove toccò terra la prima volta, una grotta con un piccolo altare ove fu posto il quadro della Madonna. Successivamente fu eretta anche una piccola torre e vi fu posta la campana di bordo della nave, datata 1632. 
Per circa duecento anni la Chiesetta di Piedigrotta fu questa.

Tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, Angelo Barone affascinato dai racconti che i pescatori del piccolo borgo di Piedigrotta facevano sull’accaduto, sentì dentro l’animò che doveva fare qualcosa per onorare degnamente quell’avvenimento eccezionale. Una Chiesa! Doveva costruire una chiesa perché vi si venerasse quel quadro. 
Abbandonata in paese la sua piccola cartoleria, egli si trasferì sulla collinetta a strapiombo sul mare a scavare nel tufo tre metri più alto dal punto dove era stato lasciato dal mare per ben due volte, il quadro della Madonna. Fu un lavoro duro che Angelo Barone condusse da solo con piccone e vanga, riuscèndo a poco a poco, anno dopo anno, a ricavare una grotta abbastanza ampia al centro e altre ne creò ai due lati avendo cura di lasciare, qua e la, grossi blocchi di tufo, su cui egli scolpì, col passare degli anni una miriade di statue di semplice ma toccante bellezza: la natività con relativo presepe, la Pesca Miracolosa, scene di storia sacra ed episodi della vita dei Santi. Angelo Barone andò avanti così sino alla primavera del 1915. 
Consunto dalla fatica compiuta e dagli anni, morente, si ritirò nella sua piccola dimora e si racconta che dalla campana della sua lontana Chiesetta giunsero sino in paese, per tutta la durata della sua agonia, lenti rintocchi senza che alcuno ne tirasse la corda. 
Quando Angelo spirò, anche la campana di colpo e misteriosamente smise di suonare, fra la meraviglia di tutta la popolazione. 
Il frutto di tanta fede e di tanto lavoro non andò perduto perché il figlio di Angelo, Alfonso Barone, smettendo di fare il pittore ed il fotografo si dedicò alla Chiesetta voluta dal padre, riprendendo l’opera lasciata incompiuta da lui con rinnovato ardore scavando sempre più in profondità nel cuore della collina. Sbocciarono così altri gruppi di statue, capitelli con deliziosi serafini, bassorilievi con scene sacre, statue prodigiose come il San Giorgio che uccide il drago e il San Francesco di Paola. 
Alfonso Barone vi spese 40 anni della sua vita, dormendo spessa dentro quell’umida cappella, accontentandosi di scarse e frugali colazioni. Morendo, anche lui lasciò spazi da istoriare e altri blocchi da scolpire. Nessuno, però, raccolse i suoi arnesi. 
Nel 1969, lo scultore Giorgio Barone, nipote dei due artisti citati, di ritorno dal Canada, restaurò in parte le statue e in un angolo scolpì due medaglioni raffiguranti Papa Giovanni XXIII e John Kennedy. 
Da allora la Chiesetta di Piedigrotta è rimata affidata alla custodia di un bravo pescatore del posto che artista non è, per cui l’azione erosiva della salsedine ha fatto sì che in più punti il tufo si sia sbriciolato. 
La Chiesetta, testimonianza di fede e miracolosa bellezza, è oggi meta di migliaia di visitatori e costituisce il maggior richiamo turistico di Pizzo.

 

 

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